Passa ai contenuti principali

.....riprendo



L’unico  peccato imperdonabile è non essere felici, chissà perchè gli era venuta in mente quella frase, l’aveva sentita dire decine di volte dalla  sua professoressa di filosofia del liceo.  Farsi assumere come cameriere su una nave da crociera  poteva essere un’occasione per stimolare la sua voglia di felicità. Si mise a ridere da solo. La porta a vetri si aprì, Nico entrò nella hall dell’hotel. Forse l’unico vero peccato è parlare di felicità, e la sua professoressa di filosofia ne era la prova,  aveva i segni della tristezza stampati sul viso.
Era in anticipo di un quarto d’ora sull’orario di inizio del  colloquio. Si guardò intorno, vide un foglio bianco appiccicato ad una parete con la scritta “colloquio bea s.r.l.  secondo piano”, e una freccia nera ad indicare la direzione. Salì le scale, non ricordava il nome della società, ricordava solo il nome della nave da crociera, si chiamava  Dottor Doolittle. Raggiunse il secondo piano , trovò un altro foglio bianco sulla parete, arrivò davanti ad una porta bianca ed entrò. Nella sala d’attesa c’era  una ragazza. Guardò l’orologio , mancavano dieci minuti all’inizio dei colloqui, sul sito aveva letto così: inizio selezioni ore 15 e 30. Gli venne il dubbio che avesse sbagliato a leggere, come poteva esserci soltanto una  persona! Era sicuro che un posto da cameriere su una nave da crociera facesse gola a tanti,  era un lavoro semplice e ben pagato; al giorno d’oggi,  con la disperazione che c’è in giro,  così tanta che si annusa nell’aria, un posto ben pagato  era una  manna dal cielo.  Si sedette a tre sedie di distanza dalla ragazza  allungò le gambe e mise le mani in tasca. Pensò di  farle qualche domanda per capire meglio la situazione,  ma non era il tipo che attaccava bottone facilmente e rimase in silenzio. La ragazza   indossava un tailleur beige e scarpe nere con il tacco, teneva le gambe strette ed era visibilmente  impacciata, dava l’impressione di non aver mai portato quel tipo di abito. Di sicuro era  una ragazza  da blu jeans.  Aveva i capelli lisci e castani che le cadevano sulle spalle, gli occhi color  nocciola,  il naso, la bocca e le orecchie erano un filo troppo grandi , ma la rendevano attraente. Ogni tanto  con la mano si allungava di qualche centimetro la gonna sulle ginocchia e guardava fisso il muro di fronte a lei dando l’impressione di non guardare niente. Sulle parete della stanza  c’erano delle stampe giapponesi, orribili. Nico guardò l’orologio, erano le 15 e 30, si fece forza, diventò rosso,  e chiese.
- Scusami c’è già qualcuno dentro che sta facendo il colloquio?
Avrebbe voluto chiederle perchè fossero solo in due in quella stanza, ma non ci riuscì. La ragazza si girò, e gli rispose con quel misto di familiarità e distacco che si usa nelle sale d’aspetto
- Sì  c’è un signore, è dentro da mezz’ora.
Nico sfidò a duello la sua vergogna.
-  Strano vero? Strano  che siamo  solo noi due, dico siamo pochi vero? Pensavo che...
Ne uscì dalla sfida con  i segni di un rossore imbarazzate sul viso.
- Io ero l’ultima, - rispose lei-  i colloqui sono iniziati all’una e mezza, c’era un sacco di gente.
- All’una e mezza ? Io avevo letto alle tre e mezza, vuoi dire chi mi sono sbagliato?
La ragazza non rispose.
- Amen , l’importante è fare il colloquio, - Nico continuò - spero di fare in tempo..
La ragazza accavallò le gambe e incrociò le braccia , rimase due minuti in quella posizione, poi prese il cellulare e  scrisse un messaggio.
Nico la osservò mentre con gli occhi  seguiva la tastiera, aveva un abbozzo di sorriso come se stesse ripetendo a memoria una frase simpatica; poi mise via il cellulare e guardò Nico
- Mi chiamo Nico.- disse lui.
-  Io mi chiamo Daniela, non vedo l’ora di entrare  sono due settimane che sono senza lavoro, speriamo, ho già fatto sei colloqui.
Nico  rimase a guardarla fissa negli occhi senza essere invadente, c’era nel suo sguardo una sorta  di candida arrendevolezza. Sembrava chiedere come quando i bambini iniziano a formulare i primi perchè.
Daniela si sentì quasi in dovere di raccontare.
-  Mi hanno licenziata , ho lavorato per due anni in un’azienda tessile. Guarda è stata un storia assurda , la mia responsabile era anche un grande amica, uscivamo insieme alla sera, eravamo nella stessa compagnia da anni, andavamo d’accordissimo ,  era un’amica, ma riuscivamo anche a lavorare in sintonia, nonostante  fosse il mio capo. L’azienda  ad un certo punto  ha avuto problemi , sapevo che il mio posto non era in discussione. La mia amica, anzi ex amica, continuava a dirmi   di non preoccuparmi che avrebbe parlato con l’amministratore delegato e invece un giorno mi sono trovata sulla scrivania la lettera di licenziamento, - sospirò - pensa ho saputo che l’amministratore aveva chiesto alla mia amica chi avrebbe dovuto licenziare tra me e una collega e lei gli aveva fatto il mio nome. La cosa che mi ha fatto male non è tanto  che  mi hanno licenziato e  che non ho ancora capito fino in fondo perchè si è comportata così.
Nico intanto continuava a guardarla in quel modo infantile, e Daniela così continuò.
- Un’idea me la sono fatta, credo che sia una questione di gelosia. - Si fermò indecisa se continuare, poi riprese .- Sarebbe stato semplice parlarne , avremmo  chiarito tutto, credo; ma forse non era solo quello, forse non era così limpida la sua amicizia.
Nico rimase in silenzio, pensò a cosa potesse dire. Daniela unì le gambe, che aveva  mosso come se stesse indossando un paio di  pantaloni e  mise le dita tra i capelli.
Nico guardò le stampe giapponesi.
- Immagino  quanto ti sia sentita triste,- disse lui-  si pensa di conoscere una persona, e si scopre che non è così, ti senti abbandonato, perde di senso anche tutto quello che hai vissuto con lei.
Daniela continuò.
- Poi sai da quando mi hanno licenziato sono successe tante cose fastidiose. Mia sorella, che si di deve laureare in psicologia, ha provato a consolarmi, invece di consolarmi  ha messo il frullatore nella ferita - fece un sorrisetto nervoso- ha fatto la radiografia del mio carattere, almeno  lei pensa di averla fatto, ma ha detto una serie di frasi del cazzo travestite da consigli.- guardò Nico che  intanto la stava fissando con gli occhi spalancati e continuò - Vuoi ridere? Ti dico il titolo della tesi di laurea di mia sorella, la tesi che sta scrivendo: l’omosessualità latente nel rapporto di amicizia tra  Starsky & Hutch. Ti sembra normale ?
- Non li  conosco- rispose Nico.
- Niente sono i protagonisti di un vecchio telefilm, due poliziotti, appeno uno  guardava una donna, l’altro gli metteva il muso. Ma niente, se non li conosci...
Ci  furono due minuti di silenzio, poi Nico disse a bassa voce: - Spero che tu possa prendere questo lavoro. - Diventò rosso-  Sarebbe un bel cambiamento, un’avventura ...nuova.
La porta si aprì, uscì  un uomo  basso e largo,  Daniela si alzò si guardò intorno titubante  e poi entrò nella sala dei colloqui .  Dopo un quarto  d'ora uscì, fece segno con gli occhi a Nico che poteva entrare.
- Come è andata?- chiese Nico
- Bene, abbastanza .
- Magari ci si vede sulla nave.
Daniela, stupita  disse: -  Nave?  
Ma intanto Nico era entrato
Si trovò di fronte   un tavolo con dietro due persone, un uomo e una donna,  si accomodò sulla sedia chiedendo il permesso.
La donna gli chiese le generalità. L’uomo aveva il viso quadrato e la fronte  spaziosa, i capelli erano neri e ricci, gli occhi, la bocca e il naso erano racchiusi nel centro del viso in tre centimetri quadrati. Prese la parola dopo aver bevuto un sorso d’acqua.
- Allora hai esperienza di vendita, perchè vuoi diventare un venditore cosa ti piace di questo mestiere ?
-  Mi scusi non si tratta di fare il ...il... di cameriere ?
- L’uomo  quasi bisbigliando  rispose -: Cameriere cosa vuol dire cameriere !
.- Ma non è il colloquio per diventare cameriere su di una nave da crociera ?
- Ma no, ha sbagliato.
L’uomo prese i fogli che coprivano il tavolo,  fece un cenno alla donna  e  uscì  senza salutare.
Nico rimase qualche secondo  seduto, e poi uscì anche lui;  nella sala d’aspetto c’era ancora seduta la ragazza,
Allora come è andata ? - gli chiese
Nico  si sedette vicino a lei.
Ho sbagliato colloquio, mi sa che il mio colloquio è domani  infatti mi sembrava di non avere sbagliato orario, l’orario era giusto, ho sbagliato la data, mi era venuto un dubbio sulla data. -   alzò le spalle.
- Come mai ti sei fermata ?
- Aspetto una persona, deve venire a prendermi, e poi  volevo sapere com’era andata.
Tu piuttosto dimmi - chiese Nico - cosa ti hanno detto?
- Non lo so , spero bene, anche se ero troppo agitata,  ero un po’ in ansia. Ogni tanto mi mancava  il respiro, è un periodo così, mi capita ogni tanto e non è solo per  la storia del lavoro che ho perso.- Nico ascoltò attento, guardando Daniela negli occhi. -  Non mi manca niente, sono io che mi faccio un sacco di menate.  Cazzo ! Dovrei smontare i pezzi del mio carattere, pulirli e poi rimontarli.  Scusa  pensi che io sia una pazza vero ?
Nico le rispose guardando per terra.
- Mi piace dare un titolo alle storie che le persone mi raccontano e per la tua storia mi è venuto subito spontaneo “un esercizio per il cuore”.
Daniele sorrise. Nico intuì chiaramente la radice di quel sorriso.  Era un misto tra stupore, tenerezza e presa per il culo. Le sue frasi, fuori moda, risultavano quasi sempre difficili da comprendere, gli capitava spesso di essere guardato in quel modo. Un esercizio per il cuore , sembrava una frase scritta sul un biglietto di un cioccolatino, lo sapeva.
Sì ..sì ...un esercizio- disse lei -  però è una vita che mi sto esercitando !  E non è bello,.- forse il titolo  migliore sarebbe, alla ricerca della Daniela perduta!. Oggi ho la giornata libera, vado al parco a leggere, e  non penso al lavoro, non penso a niente. Questo week end vado al mare , speriamo che il tempo sia bello, ho visto le previsioni e sembra di no; speriamo, spesso sbagliano , adesso è  solo martedì. - rispose ad un messaggio.
- Si spesso sbagliano le previsioni, - disse Nico - Intendevo un esercizio perchè quando uno ha una delusione dovrebbe cercare di capire da dove veniva la sua ...la sua ...illusione, che cosa cerca nelle persone.
Daniela mise le mani tra i capelli
-Semplice credo nell’amicizia, che dici, sono un’illusa? Per me  un’amica deve essere sincera, ascoltarti, non deve giudicarti, essere disposta ad accoglierti quando hai bisogno; con una amica non dovresti mai sentirti in imbarazzo quando stai in silenzio oppure  dici  delle cazzate.
Nico non la guardò, sembrava non l’avesse nemmeno ascoltata e non vide l’espressione perplessa di Daniela.  
Controllò se ci fossero ancora le chiavi di casa  nella tasca destra.
Daniela prese  il suo I Phone e lesse una frase. Era una riflessione sull’importanza di essere se stessi, seguire l’istinto, le proprie emozioni, non farsi condizionare da nessuno e circondarsi solo di persone  che ti fanno sentire libero di dire e fare quello che vuoi.
Vedi- disse la ragazza- questo l’ha scritto una mia amica su facebook, leggila, - gli passò l'I Phone - bisognerebbe trovare la forza di  vivere  con questo spirito tutti i giorni, ma non è per niente semplice.
A Nico venne in mente una discussione fatta con il suo insegnante di italiano al Liceo. Aveva  preso un cinque in un tema; il prof gli aveva detto che era scritto bene, ma non aveva messo niente di se  stesso. Si ricordava perfettamente tutto, era un tema  sulla fuga di Renzo da  Milano dopo  l’assalto ai forni; non aveva fatto nessun errore di ortografia o di grammatica, era stato bravo, aveva  descritto  benissimo il paesaggio come gli aveva chiesto il professore. Si era perfino ricordato dei passaggi precisi del libro a memoria e non gli capitava spesso; ma non era bastato, il prof  era partito con una concione sul fatto che lui non voleva mostrare il “suo animo, le sue idee e le sue aspirazioni”. Gli aveva ripetuto dieci volte “ bisogna essere se stessi, aprirsi”. Lui  ad un certo punto era esploso e gli aveva detto che  il mostro di Rostov  era se stesso solo quando uccideva, aveva ammazzato più di cinquanta persone e se non l’avessero preso avrebbe continuato all’infinito, e che non è importante essere se stessi  ma provare a capire come stare al mondo nonostante  tutto quello che si ha dentro. Tutta la classe  si era zittita di colpo, anche l’insegnante  era stato in silenzio per un minuto bello tondo, lui stesso si era sorpreso per quello che aveva detto; una volta uscite  dalla sua bocca quelle parole  non  gli sembrava nemmeno che gli appartenessero. Comunque quello sfogo, stranamente, aveva avuto un effetto positivo, il professore da quel giorno lo aveva trattato come un “ragazzo da salvare”, e gli aveva alzato i voti . Chissà perchè aveva dovuto scomodare  uno dei peggiori assassini per perorare la sua causa, per dire al suo professore che si era impegnato e aveva studiato, se lo chiese più volte e ogni volta si era dato un risposta diversa. Forse semplicemente   voleva spiegargli che era difficile per lui fare un lavoro di introspezione  parlando di  Renzo che dorme   sulle sponde dell’Adda.
Nico non raccontò niente di quello che stava pensando a Daniela, sussurrò un “non è semplice è vero”
Intanto dalla porta entro una ragazza con i capelli biondi quasi bianchi, il trucco pesante, stivali bianchi, vestito bianco plastificato con una scollatura profonda su  di un seno enorme.
Daniela la guardò, senza riuscire a trattenere un’espressione di disgusto. Poi riprese  il discorso con Nico.
- L’altro giorno su facebook una mia amica per consolarmi mi ha scritto che “ c’è tanto fumo dove c’è tanto fuoco”. Spero sia così,- sorrise-  io ho la testa piena di fumo.  Tu mi sembri molto tranquillo, invidio le persone tranquille. Si nasce vero? O forse meglio sono i primi anni di vita a decidere il tuo futuro, l’ho letto in un articolo sul sito di “ Repubblica”. Pensa se quando sei neonato  ti lasciano  a piangere per ore dentro un pannolino sporco ! O se tua madre ti lascia nel letto e non capisce che hai mal di pancia, o semplicemente  se non vieni guardato con affetto. Comunque tu hai un’espressione bella pacifica, mi sbaglio ?
Si aprì di nuovo  la porta ed entrò una ragazza con dei jeans talmente attillati che sembravo tatuati sulle gambe, una maglietta bianca, i capelli neri.  Aveva   i tratti da slava.
Nico pensò ad una risposta per Daniela. Raccontare di sè, per lui non era facile. Ogni volta che lo faceva gli rimaneva dentro una sensazione di fastidio, una specie di ronzio irritante. Raccontava, diceva, spiegava, era da qualche tempo che aveva trovato un filo logico, un modo per  dire di sè alle persone che gli stavano vicino,  aveva costruito con pazienza un piccolo castello di pensieri ed emozioni, ma alla fine sentiva, sempre,  quel ronzio crescere;  sentiva che quello che diceva era  una forzatura una specie di inganno, un inganno piacevole, per accontentare se stesso  e chi lo ascoltava. C’era uno spazio tra le sue parole e quello che provava, e viveva; chiaro  non era di certo l’unica persona al mondo a rendersi conto  che non si è mai  in grado di raccontare  fino in fondo di se stessi, ma la cosa  che lo spaventava, o meglio, lo spiazzava , era come riuscisse a cogliere così lucidamente quello spazio.  L’’unico modo per  fermare quel ronzio era  scappare, non fermarsi mai, non essere riconosciuto, inquadrato, catalogato, da nessuno.  Immaginare un luogo dove avrebbe potuto accordare la sua  anima con la vita, senza quel ronzio fastidioso. Sapeva che era un pensiero semplice, forse anche banale, lo sapeva, ma era così. Non riusciva a pensare a niente di più nobile da fare, da progettare,  niente di più, eclatante, coraggioso;  gli sarebbe bastato sentire   di essere in armonia  con quello che gli stava intorno. Semplice armonia nulla di più , se lo ripeteva spesso. E sapeva anche che scappare da tutto e da tutti non sarebbe servito a niente.
Non sono  così tranquillo,- disse-  sembro tranquillo, ma non lo sono, assolutamente.
Si girò verso la porta, era appena entrata una ragazza con  una maglia trasparente  senza reggiseno; aveva il faccino pulito sembrava Santa Maria Goretti vestita da pornostar. Entrarono altre cinque ragazze , una dietro l’altra, la sala si stava riempiendo. Daniela si mise a ridacchiare,  guardò Nico e chiese e alla ragazza  con i jeans: - Scusa ma c’è un colloquio per un lavoro?
Sì - rispose, con un accento slavo - per sexy barista ?
Cosa sarebbe ?
Bisogna   fare la barista , in topless.
Daniela  guardò Nico e lui sgranò gli occhi.
Mi sa che qui non ti prendono di sicuro- disse lei.- ma  sai che ti dico, chi se ne frega io rimango, pagheranno bene, un sacco di soldi.- Prese  il cellulare - Scrivo a mia sorella di non venire a prendermi ; mi faccio sempre un sacco di menate, mi sa che pagano bene, che dici?. Basta  che non sia qui a Milano.
Daniela  si rivolse ancora alla slava.
Dove sarebbe questo bar ?
- A  Milano Marittima, il lavoro è per luglio e agosto ?
- E quanto pagano ?
- Duemila euro al mese e si lavora il venerdì sabato e domenica.
Daniela ringraziò la ragazza e poi si rivolse a Nico
- Figata ! Luglio e agosto sarebbe perfetto, così mi faccio le vacanze e  me ne vado fuori dalle scatole per due mesi.
Nico non  aveva notato che Daniela sotto il tailleur aveva un seno grande e fatto bene. Ora lo stava guardando.
- Il vestito del tipo “segretaria sexy” mi può aiutare che dici, sto bene?  ! - Si mise a ridere.
Nico guardò l’orologio, Daniela intuì il suo imbarazzo.
-  Non farti problemi perchè sei l’unico maschio,- abbassò la voce- ci sta, può essere che sei un mio amico e mi  hai accompagnato, non sarebbe strano. Scusami se continuo a parlare, ma tu che scuola hai fatto?
- Liceo scientifico.
- E quando sei uscito ?
- L’anno scorso.
- No niente, ti ho scambiato per un altro, mi sembravi un tipo che avevo visto al linguistico, io ho fatto il linguistico, il Manzoni, sono uscita tre anni fa, però.
Nico guardava la ragazza con la maglia trasparente, lo faceva cercando di non farsi vedere. La slava masticava rumorosamente un chewingum, la bionda messaggiava con il cellulare; quella con la maglia non guardava niente sembrava una santa in meditazione..
Daniela rispose al cellulare, poi scrisse un messaggio, e ne lesse un altro e mentre lo leggeva le si accese una luce negli occhi. Ripose il cellulare nella borsa.
- Sei su facebook ? - Chiese a Nico.
- No c’ero ma mi sono tolto, ti sembrerò strano vero ?
- Un po’. Ci sono tutti.
- Hai ragione, ma  preferisco guardare in faccia alle persone quando parlo, riesco meglio a dire; quando scrivo  non riesco ad immaginare la loro reazione.
- Mi sa che anche tu ti fai qualche menata di troppo. Scusami se sono sincera, ma io sono fatta così,  dico quello che penso e non parlo mai alle spalle delle persone.
Nico non le disse che il motivo principale per il quale aveva mollato facebook  era stato leggere   in continuazione post del  tipo di quello che lei gli aveva fatto vedere riguardo ad essere se stessi. L’unica cosa che gli mancava erano le frasi della sua professoressa di filosofia. Dopo la scuola non l’aveva più vista e quelle frasi erano un gancio per non perderla del tutto. L’ultimo anno di scuola aveva perso la voglia di studiare, andava avanti per inerzia, in classe  non seguiva le lezioni pensava sempre e solo ai fatti suoi;   dopo le vacanze di natale era successo qualcosa di strano. Era stato  interrogato in filosofia e aveva preso quattro, la prof gli aveva chiesto  perchè non avesse studiato, lo aveva fatto  sottovoce quasi non ne avesse il diritto, lui le aveva risposto “ i consigli che mi dà mia nonna valgono di più di diecimila pagine di tutti quei filosofi  del cavolo”. La prof aveva sorriso e  gli aveva risposto “ bene credo che sia un bell' inizio,  quando vuoi ne parliamo, prima però almeno leggi quello che ti ho dato da studiare”.  Nico era rimasto fulminato dalla serenità della sua professoressa. Quella donna  gli piaceva,  da quel giorno non l’aveva più vista come un’insegnante. Aveva iniziato ad ascoltarla, a seguire le sue spiegazioni e guardarla negli occhi; la tristezza di quello sguardo era in contrasto con la tranquillità che trasmetteva con la sua voce.  Poi gli piaceva anche fisicamente, il viso pulito, gli occhi grandi,  i capelli castani, sempre spettinati, e il corpo asciutto e nervoso. Non parlava solo di filosofia, faceva lunghe digressioni sulla vita di tutti i giorni; i suoi compagni non l’ascoltavano intanto sapevano che era la prof che  non  bocciava. Nico aveva  tenuto per mesi , fino alla fine dell’anno, una domanda che non le fece mai “da dove ti viene  tutta quella tranquillità ce l’hai perchè sai cos’è la sofferenza ?”
Ormai la stanza era piena arrivarono due ragazzi palestrati, uno pieni di tatuaggi l’altro con  i capelli lunghi raccolti in una coda, salutarono ed entrarono nella sala dei colloqui
Daniela si slacciò anche il terzo bottone della camicia.
- Se  mi aspetti andiamo a prendere un caffè.
Uscì il ragazzo con la coda e Daniela entrò nella stanza. Davanti a Nico c’erano tre ragazze in piedi che non avevano trovato posto, una di queste lo fissava; aveva  gambe lunghe e la gonna sopra il ginocchio, Nico si alzò e le cedette la sua sedia. Lei lo ringraziò.
Daniela tornò  nella stanza e vide che Nico se ne era andato.





Commenti

Post popolari in questo blog

Kebab

Mi brucia lo stomaco, ieri sera ho mangiato troppo. Non ho voglia di alzarmi dal divano. Ho voglia di annegare nel buio e nel silenzio. Il citofono suona, non rispondo. Risuona, cazzo !  Suona ancora, ancora. Chì è ? Ci metto tutta l’antipatia che ho in dotazione. Sono Roberto, Paola apri ! Porca troia !, Stamattina devo vedermi con lui. E’ vero, l'ho cancellato dalla testa.!  Ieri  mi ha chiesto se volevo fare una passeggiata nei boschi. Lo faccio salire e gli dico che non andiamo, capirà.
Sdraiata sull’erba guardo il cielo attraverso i rami di un albero. Le cosce sono  indurite dalla salita e dalla notte insonne.

Bello, vero Paola ? La temperatura è perfetta. - Roberto sorride sincero. Sì. E tu volevi startene a casa,  meno male che ti ho trascinata fuori. Quando non sto bene faccio come gli animali, mi nascondo. Piantala non rompere.- Roberto è l’unica persona a cui permetto di dirmi cosa devo fare. -  Dai  raccontami del tuo nuovo tipo. Giuseppe?  Ci stiamo conoscendo. E' …

seconda parte di tre

Nico si  girò  ad ascoltare lo scrittore, era stanco, aveva trottato per tutto il pomeriggio tra un tavolino e l’altro. - L’assassino mangia il cervello delle sue vittime - lo scrittore aveva una voce forte e profonda - perchè è ossessionato dalle domande irrisolte che, nella sua vita  tormentata , si è fatto sul quella macchina perfetta che abbiamo nella scatola cranica. L’incontro era finito, ci fu un applauso,  il pubblico si alzò in piedi. Partì  la liturgia degli autografi e delle dediche. Le nuvole  si erano  messe davanti al sole e  si era alzato un  vento leggero a rinfrescare l’aria. Nico si guardò  intorno per vedere se c’erano ancora bicchieri, andò verso la riva del lago, appoggiato su un tronco c’era un  flute mezzo pieno, versò per terra lo spumante, si fermò ad osservare due anatre in volo. -  Sai il nome di quel fiore? Si girò, davanti a lui c’era una ragazza con lo sguardo perso. - No, a parte le rose e le margherite non conosco i fiori. - Secondo me sono fiori di loto, ma…

Il professore

Il dottor Oskar, medico chirurgo, padre di due figli, marito di Marta, presidente del golf club di Lubecca, disse : “ E’ un caso rognoso.” Helen, segretaria , infermiera, madre di Franziska, senza marito, amante di Oskar, aprì la porta della studio : “Venga professor Bernhard”. Il professore entrò, lo sguardo a vagare nella stanza, il passo spedito seppur caracollante. Dopo aver salutato agitando le braccia posò la borsa di pelle scolorita per terra e si sedette. “Allora, ho letto la sua lettera”. Disse il dottor Oskar. “Ho delle domande da farle.” “Prego, ” Rispose il professore. Si guardarono dritti negli occhi. “Cosa intende per materia callosa?  E’ sicuro che ha assunto lo stato di callosità ? Questo è un termine medico, chi glielo ha suggerito?” Il professore si sentì sfidato, i medici non gli piacevano; lui professore di lettere spesso aveva colto un senso di superiorità nei dottori in medicina. “Sento in prima persona, senza che nessuno me l’abbia suggerito,  sento nitida una sosta…