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Non aspettiamo nessuno, vero Elsa ? No. A dire il vero Elsa era  perennemente in attesa di qualcuno o, forse meglio, di qualcosa. Il viso, duro e rettangolare era immobile, gli occhi, piccoli e nocciola guizzavano irrequieti verso la linea dell’orizzonte. Elsa, siediti. No. Elsa e Valter erano sposati da tredici anni, non avevano figli e non avevano voluto sapere chi dei due non poteva averne. Elsa era una donna  di bilanci, di linee tirate sulla strada della sua vita, di cadute rovinose e ferite leccate a fatica, di  scelte prese nel torpore dei sensi o spinta da slanci scriteriati, e recriminazioni analizzate fino all’ultimo millimetro. Si era innamorata di Valter a ventisei anni, prima non aveva avuto nessun rapporto serio;  il suo sentimento aveva preso forma nella condivisione di ciò che non piaceva a tutti e due;  quello che detestava lui lo detestava anche lei, questa corrispondenza la affascinava. Puntino dopo puntino, come in un gioco da giornale di  enigmistica, aveva creato il …
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Kebab

Mi brucia lo stomaco, ieri sera ho mangiato troppo. Non ho voglia di alzarmi dal divano. Ho voglia di annegare nel buio e nel silenzio. Il citofono suona, non rispondo. Risuona, cazzo !  Suona ancora, ancora. Chì è ? Ci metto tutta l’antipatia che ho in dotazione. Sono Roberto, Paola apri ! Porca troia !, Stamattina devo vedermi con lui. E’ vero, l'ho cancellato dalla testa.!  Ieri  mi ha chiesto se volevo fare una passeggiata nei boschi. Lo faccio salire e gli dico che non andiamo, capirà.
Sdraiata sull’erba guardo il cielo attraverso i rami di un albero. Le cosce sono  indurite dalla salita e dalla notte insonne.

Bello, vero Paola ? La temperatura è perfetta. - Roberto sorride sincero. Sì. E tu volevi startene a casa,  meno male che ti ho trascinata fuori. Quando non sto bene faccio come gli animali, mi nascondo. Piantala non rompere.- Roberto è l’unica persona a cui permetto di dirmi cosa devo fare. -  Dai  raccontami del tuo nuovo tipo. Giuseppe?  Ci stiamo conoscendo. E' …

Il professore

Il dottor Oskar, medico chirurgo, padre di due figli, marito di Marta, presidente del golf club di Lubecca, disse : “ E’ un caso rognoso.” Helen, segretaria , infermiera, madre di Franziska, senza marito, amante di Oskar, aprì la porta della studio : “Venga professor Bernhard”. Il professore entrò, lo sguardo a vagare nella stanza, il passo spedito seppur caracollante. Dopo aver salutato agitando le braccia posò la borsa di pelle scolorita per terra e si sedette. “Allora, ho letto la sua lettera”. Disse il dottor Oskar. “Ho delle domande da farle.” “Prego, ” Rispose il professore. Si guardarono dritti negli occhi. “Cosa intende per materia callosa?  E’ sicuro che ha assunto lo stato di callosità ? Questo è un termine medico, chi glielo ha suggerito?” Il professore si sentì sfidato, i medici non gli piacevano; lui professore di lettere spesso aveva colto un senso di superiorità nei dottori in medicina. “Sento in prima persona, senza che nessuno me l’abbia suggerito,  sento nitida una sosta…

.....riprendo

L’unico  peccato imperdonabile è non essere felici, chissà perchè gli era venuta in mente quella frase, l’aveva sentita dire decine di volte dalla  sua professoressa di filosofia del liceo.  Farsi assumere come cameriere su una nave da crociera  poteva essere un’occasione per stimolare la sua voglia di felicità. Si mise a ridere da solo. La porta a vetri si aprì, Nico entrò nella hall dell’hotel. Forse l’unico vero peccato è parlare di felicità, e la sua professoressa di filosofia ne era la prova,  aveva i segni della tristezza stampati sul viso. Era in anticipo di un quarto d’ora sull’orario di inizio del  colloquio. Si guardò intorno, vide un foglio bianco appiccicato ad una parete con la scritta “colloquio bea s.r.l.  secondo piano”, e una freccia nera ad indicare la direzione. Salì le scale, non ricordava il nome della società, ricordava solo il nome della nave da crociera, si chiamava  Dottor Doolittle. Raggiunse il secondo piano , trovò un altro foglio bianco sulla parete, arriv…

seconda parte di tre

Nico si  girò  ad ascoltare lo scrittore, era stanco, aveva trottato per tutto il pomeriggio tra un tavolino e l’altro. - L’assassino mangia il cervello delle sue vittime - lo scrittore aveva una voce forte e profonda - perchè è ossessionato dalle domande irrisolte che, nella sua vita  tormentata , si è fatto sul quella macchina perfetta che abbiamo nella scatola cranica. L’incontro era finito, ci fu un applauso,  il pubblico si alzò in piedi. Partì  la liturgia degli autografi e delle dediche. Le nuvole  si erano  messe davanti al sole e  si era alzato un  vento leggero a rinfrescare l’aria. Nico si guardò  intorno per vedere se c’erano ancora bicchieri, andò verso la riva del lago, appoggiato su un tronco c’era un  flute mezzo pieno, versò per terra lo spumante, si fermò ad osservare due anatre in volo. -  Sai il nome di quel fiore? Si girò, davanti a lui c’era una ragazza con lo sguardo perso. - No, a parte le rose e le margherite non conosco i fiori. - Secondo me sono fiori di loto, ma…